Le storie cambiano la realtà

Come scrivere dellInspiration Day dicendo poco o nulla di quello che è successo.

Voglio svelarti un segreto. È nascosto, eppure è davanti i tuoi occhi come il tuo naso.
Posso anche anticiparti chi è stato a nascondelo: tu.
Il segreto è che “le storie hanno il potere di cambiare letteralmente la realtà”.
Come e perché lo scoprirai leggendo. Più avanti avrai una prova.

Mi aspetto un atteggiamento scettico per tutto il racconto, ma impaziente.
Scoprirai che questo potere lo conosci da sempre, come il tuo naso, che lo usi continuamente senza esserne cosciente, come il tuo naso e che potresti renderlo molto efficace, come il tuo naso.

È stato Adrian a rivelarmi che fino a tre anni vediamo sempre il nostro naso, poi smettiamo di percepirlo con la vista perché il cervello è ormai certo che sta li, quindi si occupa di altro.

Adrian Fartade, divulgatore scientifico, ha un canale Youtube ed è stato uno degli speaker dell’Inspiaration day 2018

Mannaggia.

È sempre la stessa cosa, chi frequenta da poco Together o magari c’è stato una o due volte, trova difficoltà a spiegare cos’è.
Lo verifichiamo sempre quando le fantastiche volontarie di Open House ci vengono a dare una mano.
Grazie a questo evento, per un week end, è permesso visitare gratuitamente di centinaia di edifici della Capitale che hanno una certa rilevanza architettonica. Together ne fa parte da 4 anni, sicuramente per la bellezza della casa, ma più verosimilmente per tutte le iniziative che vi sono successe.

In realtà noto che spiegare Together è problematico anche per tante persone che ormai lo frequentano da anni.
Eppure è piuttosto facile: Together è una casa, questo semplice concetto sembra sfuggire alla comprensione di tantissimi. Perché?

Il racconto che se ne fa è sempre entusiastico, gli occhi brillano, la voce assume quel tono incantato, le mani si muovono svelte nell’aria creando traiettorie invisibili, comincia a delinearsi un posto meraviglioso dove si fanno cose, le persone si divertono, succedono eventi che Skyrim in confronto sembra l’ufficio delle poste.

Huang Kui Chen, residente temporanea della Mansion. Dopo anni ha sentito l’urgenza di  sapere cosa ci fosse oltre la Cina e ne ha parlato con il marito che non era d’accordo. Così è partita da sola. Durante l’evento ci ha regalato una canzone.

Lo ripetiamo ogni volta: Together è una casa, con residenti fissi e residenti temporanei, ma comunque casa.

Quando costoro spiegano cos’è, non hanno afferrato questa semplice frase.
Cominciano a raccontare evocando solo concetti e preconcetti che conoscono.
Ogni volta sembrano diventare corridori di una gara ad ostacoli.
Con pazienza dobbiamo quindi fermarli e far notare che non solo non c’è nessuna corsa, ma non ci sono neanche ostacoli. Questi ultimi sono stati piazzati e cementificati da loro stessi attingendo ai racconti della realtà che finora hanno ascoltato.

Gli ostacoli sono i preconcetti.

Di solito questi sono utilissimi per verificare che le varie parti che compongono la realtà siano riconoscibili grazie a schemi semplici.
Quando ci troviamo difronte a qualcosa di nuovo, che quindi non è riconoscibile attraverso i preconcetti, sappiamo che gli schemi vanno riorganizzatati.
Esempio: una volta compreso che un abete sia un albero, il preconcetto albero ci servirà a riconoscere tutti gli abeti.

Il passo successivo è quello riorganizzare volta per volta gli schemi, di comprendere che non tutti gli alberi sono abeti e fare attenzione che il preconcetto “l’abete è un albero” non diventi “l’albero è un abete” ossia “tutti gli alberi sono abeti”.

Se non comprendi che il preconcetto sia uno strumento di conoscenza, non la realtà, quando incontrerai una quercia non riuscirai a comprenderla nel genere albero.
Per te il racconto della verità sarà che solo gli abeti sono alberi, la quercia sarà incomprensibile, inaccettabile, forse pure falsa.

Il preconcetto da strumento lo hai diligentemente trasformato in ostacolo.

Ora capisci dove voglio arrivare?

Ahmed Barkhia, innovatore e creatore di progetti per aziende e il sociale , dopo la scoperta di una malattia degenerativa che lo ha colpito, decide di creare Elysium. Un progetto per condividere in sicurezza informazioni sanitare tra pazienti, dottori e strutture sanitarie.

No, non ci sono abeti o quercie in casa. Al massimo qualche profumata piantina di basilico e menta.

Together è una casa, ma non viene percepita come tale. Come è possibile?

Il racconto sul concetto casa ripetuto per secoli è sempre stato uno solo: luogo privato, più o meno accogliente, condiviso da una o più persone che decidono di vivere insieme, di condividere e organizzare gli spazi interni, un luogo protetto.
Il racconto della casa come luogo protetto e privato, è diventato il preconcetto utile di cui parlavamo sopra, che però è diventato ostacolo: dal proteggersi da intemperie o pericoli, al chiudersi agli altri umani, il passo è breve e apparentemente lecito.
Infatti per gli incontri pubblici con altri esseri umani abbiamo deputato luoghi per l’istruzione, per il lavoro e per l’intrattenimento. Il più di delle volte sono luoghi pensati in maniera inconciliabile tra loro, con la casa, ognuno a suo modo formale.

Da questo schema sembra impossibile uscirne per tantissime persone.

Quindi casa può diventare un centro inclusivo, informale, aperto alla collettività, senza snaturarla?
Quando Ernesto ha ideato Together, ancora non aveva un nome e la risposta che si è dato è stata “perchè no?”.

Perchè no?

Kiersten Pilar Miller fondatrice di Bellies Abroad, progetto per aiutare donne in gravidanza ad accedere a cure, informazioni e supporto adeguato.

L’idea era quella di un posto informale, in Italia, a Roma, dove persone diverse potessero convivere, incontrarsi, condividere conoscenze, aprirsi ad altre conoscenze di ogni parte del mondo.
Cosa c’è di più informale di una casa?
Nasce l’idea del “Cross inspirational Place”, un posto dove poter nutrire e promuovere l’ispirazione reciproca, scintilla di ogni azione ancor prima del desiderio, grazie ai racconti di persone diverse, alle loro conoscenze, ai loro sogni, alle abilità che desideravano condividere.

Quando Ernesto ha concepito il progetto, come al solito, ha cominciato a raccontarlo. Lo ha raccontato a Francesco che poi lo ha raccontato a Dario e insieme hanno trovato il posto che sembrava l’ideale.
Lo ha raccontato al mondo, con un video. Il racconto era così potente e realistico che io e un altra settantina di volontari sconosciuti siamo venuti ad aiutare a dare corpo a quest’idea.

In poco più di 15 giorni un posto deputato ad uffici, senza cucina è diventato la casa che conosci o che hai visto in foto e video.

15 giorni.

Ti rendi conto di cosa ho appena detto?
Da un racconto, l’impossibile è diventato possibile perché chi lo ha raccontato e chi lo ascoltato lo ha ritenuto reale.
Se ancora non mi credi, guardati il video di seguito, girato anni fa.
Fai finta che Together non sia reale e dimmi cosa ne pensi.

Casa Together è stata concepita con spazi privati, spazi e strumenti condivisi.

Quest’ultimi possono essere fruiti dalla collettività grazie al calendario presente sul sito, dal quale chiunque li può prenotare, ne diventa responsabile e si occuperà della riuscita dell’evento che desidera organizzare.
I residenti della casa si impegnano ad accogliere coloro che organizzano l’iniziativa e i loro partecipanti.

Nei giorni in cui non ci sono eventi, la casa torna ad essere casa, i residenti vanno in giro in vestaglia dei digimon, ciabatte a forma di homer o come più li aggrada.
È sempre bene avvisare, quindi, prima di presentarsi quando non ci sono iniziative in corso.
Magari potrebbe succedere che in casa non ci sia nessuno.

Michele Cirillo è un insegnate, fotografo documentarista. Le sue foto sono storie dell’umanità incontrata in giro per il mondo. Un po’ di questa c’è l’ha fatta conoscere durante l’inspiration day.

Qualcuno si scherma con la frase ”L’importante è che se ne parli, se poi non è proprio come dite voi fa niente, se sono in tanti è meglio”.
Non è così e lo sappiamo entrambi.
Ricordati che non tutti gli alberi sono abeti e più il racconto ti è chiaro a te che racconti, più è possibile renderlo convincente e reale.
Se darai un versione confusa del posto con l’intenzione di promuoverlo, probabilmente otterrai un effetto opposto e sicuramente equivoco.

Together network è il progetto di una o più case, in cui vivono residenti fissi e residenti temporanei, disponibili a condividere alcuni spazi con la collettività, per promuovere l’ispirazione reciproca.

 

Alessandra Arpino ci racconta di Forgotten Project, grazie al quale alcune aree urbane di Roma, hanno ripreso vita con l’aiuto di artisti che hanno creato opere dedicate.

Il racconto, le storie sono importanti perché sono capaci di cambiare la realtà.
Ecco perché nasce L’inspiration Day, un pomeriggio in cui condividere storie di amici o sconosciuti. Anche la tua se lo desideri.

Ormai avrai compreso come mai ogni anno, in una delle due giornate dell’Open House, Together organizzi quest’evento e quanta importanza gli dia.

I racconti cambiano la realtà e spesso la ricreano.

Luke si esibisce durante l’inspiration day. Ha un canale YouTube su cui carica alcune delle fantastiche canzoni che abbiamo ascoltato dal vivo.

Il format è semplice: si invitano le persone a raccontare le proprie storie ognuno con il suo modo di raccontare, con le parole, con l’arte, con la musica, con un drink.
I corridoi diventano gallerie per artisti.
La cucina il centro delle chiacchiere per bere il famoso champagnino: gassosa, vinello casereccio e limone, che col suo gusto fresco racconta di epoche passate e riesce a conquistare chiunque senza prendersi troppo sul serio, come invece fa il cugino champagne.
La living room è destinata allo stupore delle storie e all’emozione della musica.
Il tutto si svolge nell’atmosfera informale e intima della casa, in diretta on line sui social di Together.

Ogni anno vengono invitati artisti ad esporre, uno o più musicisti ad esibirsi e tre speaker condividere le proprie storie, i propri progetti. In seguito chiunque del pubblico, se lo desidera, può condividere quanto ha da raccontare.

Storie incredibili eppure vere.

La cosa che ho sempre notato è la cura con la quale vengono preparati i racconti.
Sono immediatamente chiari, coinvolgenti, divertenti, appassionati da subito.
È evidente che queste persone hanno compreso quale potenza abbia una buona storia.
Chi decide quando una storia è buona?
Chi la racconta; e più volte viene ripetuta, più la storia prende forza e forma. Repetita Iuvant.

Serafina Sampu, residente fissa che si è presa cura degli spazi, dei drink e che tutto fosse al posto giusto nel momento giusto.

Ora che ti ho detto tutto questo e comprendi quanto sia importante raccontare, quanto la storia abbia un potere che va esercitato e usato con responsabilità, raccontaci di come sia stato l’Inspiration Day, cosa ti ha cambiato, le tue impressioni le tue urgenze. Raccontalo anche per chi non c’è stato.
E se sei tra coloro che per la prima volta sentono parlare di una giornata dedicata all’inspirazione, raccontaci la tua storia.

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